Intervento del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, alla cerimonia in occasione dell’81° Anniversario della Liberazione

Oggi, a San Severino Marche, facciamo memoria del 25 aprile, data della Liberazione del nostro Paese.

A muoverci non è un sentimento celebrativo di maniera.

Tanto meno la pretesa di una storia scritta in obbedienza ad astratte posizioni ideologiche.

A muoverci è amor di Patria.

Quello che, con immenso sacrificio, ebbero a testimoniare i militari lasciati allo sbando, in assenza di ordini dopo l’8 settembre 1943.

I giovani che fuggivano i bandi della sedicente Repubblica Sociale Italiana e che si unirono nelle formazioni partigiane.

I contadini che venivano strappati alla terra per essere comandati a lavorare alla cosiddetta Linea Gotica, ultimo tentativo del Reich hitleriano di ritardare la disfatta.

Le donne, le famiglie verso cui si scatenò, anche in queste contrade, una cieca violenza.

I sacerdoti, trucidati per rappresaglia, come don Enrico Pocognoni, Medaglia d’oro al Merito civile, parroco di Braccano di Matelica.

I Carabinieri, che dettero la vita, come il vice brigadiere Glorio Della Vecchia, Medaglia d’argento al valor militare, al quale venne intitolata la Caserma dei Carabinieri di San Severino e il maggior Pasquale Infèlisi, Medaglia di bronzo al valor militare, al quale è intitolata la Caserma della Legione Carabinieri d’Abruzzo e Molise a Chieti.

Questa la storia, scritta con la loro vita.

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